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Esperienze Kaizen: imparare la Lean Transformation dentro le aziende che l'hanno fatta

26 ago
Tempo di lettura: 9 min

Ci sono corsi in cui si entra in aula, si apre una slide, qualcuno spiega un metodo e alla fine si torna al proprio lavoro con qualche appunto e una lista di cose che sarebbe interessante provare. Poi il lunedì mattina arriva, e la lista resta dov'è.

Esperienze Kaizen nasce da un'idea diversa: che per capire davvero cosa significhi trasformare un'organizzazione non basti spiegare il cambiamento. Bisogna entrare nei luoghi in cui è accaduto. Camminare nei reparti, guardare i pannelli, chiedere perché quella riunione dura dieci minuti e non trenta. E soprattutto ascoltare chi ha dovuto decidere quando ancora non sapeva se avrebbe funzionato.


È il percorso Leanbet che porta manager, imprenditori e professionisti dentro aziende che hanno costruito nel tempo una propria esperienza di miglioramento continuo: sei sessioni, 36 ore di formazione, da settembre a gennaio, condotte direttamente in stabilimento dai manager che quel cambiamento lo hanno voluto e realizzato. Non per mostrare una fabbrica perfetta, ma per raccontare il percorso che l'ha resa diversa. Perché la parte più interessante di una trasformazione Lean non è quello che si vede quando tutto funziona: è capire come ci si è arrivati.


Prima degli strumenti viene una domanda

All'inizio di ogni trasformazione c'è quasi sempre la stessa domanda: possiamo lavorare diversamente?

A volte nasce da un problema evidente — costi, qualità, ritardi. Altre volte è più sottile: l'azienda funziona, magari funziona anche bene, ma si avverte che continuare così non basterà per affrontare ciò che viene dopo.

In quel momento è facile cercare subito uno strumento. Una 5S, una Value Stream Map, un nuovo KPI, una lavagna. Esperienze Kaizen parte qualche metro più indietro: dalla persona che deve decidere se cambiare. L'obiettivo dichiarato del percorso è accompagnare il decisore a capire non soltanto che cosa fare, ma perché farlo e come farlo durare. Prima ancora che di tecniche, si tratta di atteggiamento mentale, leadership, cultura, capacità di coinvolgere.

È probabilmente la prima vera lezione del viaggio: la Lean Transformation non comincia da una lavagna, comincia da una scelta.


Ogni sessione comincia prima della sessione

C'è un dettaglio del percorso che vale la pena conoscere: ogni giornata in azienda è preceduta da un webinar introduttivo gratuito di trenta minuti, in remoto, aperto anche a chi non è iscritto.

Non è un espediente commerciale, è una scelta di metodo. Trenta minuti servono a inquadrare il tema, conoscere i relatori e arrivare in stabilimento con le domande già formate — perché una visita al gemba vale in proporzione alla qualità delle domande che ci si porta dietro. E per chi sta ancora decidendo se partecipare, è il modo più diretto per capire se quella sessione parla davvero della propria azienda.

Il calendario completo dei webinar, con i link di iscrizione, è in fondo a questo articolo e sulla pagina del percorso.


Danfoss: il leader, il metodo, lo standard

La prima tappa porta dentro Danfoss Power Solutions, a Castel San Pietro Terme, con Sarah Dal Prà (Lean Leader) e Stefano Brocchi (Plant Director). Il tema sembra semplice — il leader, il metodo, la standardizzazione — ma nasconde uno dei nodi più difficili di qualsiasi trasformazione.

Un'organizzazione può avere ottimi strumenti Lean e continuare a funzionare esattamente come prima: standard che nessuno segue, riunioni diventate rituali, indicatori compilati ma mai usati, azioni di miglioramento che partono con entusiasmo e lentamente scompaiono. Ciò che distingue un sistema vivo da un sistema formale è quasi sempre il comportamento della leadership.

Essere leader in un'organizzazione Kaizen non significa avere tutte le risposte. Significa creare le condizioni perché l'organizzazione impari a trovarne di migliori: decidere quando intervenire e quando lasciare spazio, chiedere prima di spiegare, andare a vedere prima di giudicare. Proteggere uno standard, ma essere pronti a cambiarlo quando qualcuno dimostra che esiste un modo migliore.

E allora anche la parola standardizzazione cambia significato. Non è più sinonimo di rigidità: lo standard diventa il miglior modo conosciuto oggi per svolgere un'attività, il punto da cui osservare uno scostamento, la base comune che permette alle persone di riconoscere un problema. Senza uno standard non esiste miglioramento continuo. Esiste soltanto cambiamento.


Steelco: chi costruisce gli altri leader

Il viaggio continua in Steelco, a Riese Pio X, e il punto di osservazione si sposta: non più soltanto come guida il leader, ma come si costruiscono altri leader del miglioramento. A raccontarlo sono Giorgio Dorigo (Chief Operating Officer), Luciano Roccon (Chief of Procurement and Purchasing) e Fabio Zanatta (Responsabile Industrializzazione).

La sessione è dedicata al ruolo del Kaizen Leader e alla dimensione Lean HR. Nel racconto dell'esperienza Steelco le persone stanno al centro della trasformazione non come destinatarie del cambiamento, ma come suo motore. È una distinzione enorme. Per anni molte trasformazioni sono state impostate in modo lineare: qualcuno decide, qualcuno progetta, qualcuno comunica, gli altri applicano. Il Kaizen ribalta la prospettiva, perché chi vive ogni giorno un processo possiede una parte della conoscenza necessaria per migliorarlo, e il compito dell'organizzazione è farla emergere.

Qui il miglioramento continuo smette definitivamente di essere il mestiere del responsabile Lean e diventa una competenza distribuita. Il Kaizen Leader non è l'eroe che risolve ogni problema: è chi rende gli altri progressivamente capaci di riconoscerli e affrontarli.

Coinvolgere le persone, in questa prospettiva, non significa raccogliere qualche suggerimento. Significa costruire un ambiente in cui vedere un problema e segnalarlo sia considerato un comportamento positivo. Un cambio culturale tutt'altro che banale, perché molte organizzazioni insegnano inconsapevolmente il contrario: nascondere l'errore, evitare il conflitto, chiudere l'emergenza e andare avanti.


Xylem: quando la Lean deve reggere la scala

In Xylem Service Italia, a Montecchio Maggiore, cambia la dimensione del problema. Una cosa è applicare il miglioramento continuo in un reparto, un'altra è mantenerne la coerenza dentro una grande organizzazione, tra stabilimenti differenti, funzioni diverse, culture locali e priorità che inevitabilmente competono.

La sessione — con Francesca Miari (CI Manager Operations) e Luisa Lovato (CI Operations Leader) — affronta il Lean Management nei contesti multi-plant: come strategia, Continuous Improvement e operations possano essere collegati attraverso sistemi strutturati, sviluppo delle competenze e una leadership capace di tenere insieme la coerenza senza cancellare le differenze locali.

Ne emerge un insegnamento preciso: la Lean non è una collezione di progetti, è un sistema. E un sistema funziona solo quando le sue parti si parlano. La strategia deve arrivare fino al lavoro quotidiano, il lavoro quotidiano deve restituire informazioni alla strategia, gli obiettivi devono tradursi in comportamenti osservabili, i problemi locali devono poter diventare apprendimento organizzativo. Altrimenti accade quello che conosciamo bene: una strategia elegantissima nelle presentazioni del management e una realtà operativa completamente diversa qualche piano più sotto.


Mitsubishi Electric: e poi arriva il lunedì mattina

È forse il momento più importante dell'intero percorso. Perché di cultura, leadership e trasformazione si può parlare per ore. Poi arriva il lunedì mattina: un ordine è in ritardo, una macchina si ferma, manca una persona, compare un problema di qualità, il programma cambia.

È lì che si capisce se il miglioramento continuo è davvero entrato nel sistema o è rimasto confinato nelle giornate Kaizen.

Nello stabilimento Mitsubishi Electric Hydronics & IT Cooling Systems di Pieve d'Alpago, con il Plant Manager Alberto Curtolo, il tema è il Daily Management: come il leader gestisce la quotidianità in fabbrica. Routine brevi, informazioni visibili, standard, indicatori, responsabilità chiare, comunicazione tra leader e team, capacità di riconoscere rapidamente una deviazione e decidere cosa fare.

Il Daily Management non serve a controllare ossessivamente ciò che accade. Serve a impedire che l'organizzazione viva di emergenze. La disciplina quotidiana, paradossalmente, diventa una forma di libertà: quando le informazioni sono visibili e le routine funzionano, il manager può smettere di rincorrere ogni problema e dedicare energia a migliorare il sistema che quei problemi li genera.

A quel punto una frase assume tutto un altro significato: il Kaizen non è ciò che facciamo quando abbiamo tempo per migliorare, è il modo in cui gestiamo il lavoro ogni giorno.


Pagani e Lamborghini: quando la complessità non si può eliminare

Poi il viaggio porta in due luoghi in cui la parola performance assume un significato quasi fisico: la linea produttiva Pagani a San Cesario sul Panaro e Lamborghini a Sant'Agata Bolognese, in una giornata che unisce factory tour e museum tour.

Il filo conduttore è il Lean Project Management: progetti complessi, innovazione, personalizzazione, decisioni da prendere con informazioni inevitabilmente incomplete, tempi che contano e qualità che non si negozia. A condurre la sessione è Davide Seletti, CEO di Dallara Compositi ed ex responsabile della produzione compositi in Ferrari F1 — un'esperienza che mostra come i principi Lean aiutino a governare progetti in cui l'incertezza non è un'eccezione, ma una condizione naturale.

È una tappa che rompe un equivoco diffuso: Lean non significa rendere tutto semplice. A volte la complessità appartiene inevitabilmente al prodotto, al mercato, alla tecnologia. Il compito non è eliminarla artificialmente, è evitare di aggiungere complessità inutile alla complessità necessaria. Ridurre le attese, far emergere presto i rischi, accorciare i cicli decisionali, costruire flussi informativi migliori, imparare dagli errori prima che diventino costosi. Trasformare l'incertezza in una sequenza di problemi affrontabili.

Osservando realtà in cui tecnologia, artigianalità e attenzione quasi ossessiva al dettaglio devono convivere, il miglioramento continuo perde definitivamente il sapore della teoria e diventa disciplina.


MEP: fino a quando il problema diventa visibile

L'ultima tappa è a Pergola, in MEP, con il COO Stefano Cortiglioni. E quasi simbolicamente il viaggio si chiude tornando al problema. Non al grande progetto di trasformazione: al problema quotidiano, quello piccolo, quello comparso oggi e probabilmente anche ieri.

Il Weak Point Management System parte dalla visualizzazione e dalla scomposizione dei problemi di qualità quotidiani per trasformarli in occasioni strutturate di analisi e miglioramento, con riferimento al concetto di Dantotsu: l'ambizione verso un livello di eccellenza capace di superare continuamente lo standard raggiunto.

Ed è qui che il cerchio si chiude, perché il Kaizen insegna una cosa controintuitiva: un'azienda che migliora non è un'azienda senza problemi. È un'azienda che diventa sempre più brava a vederli. Prima, meglio, più vicino al punto in cui nascono, e senza cercare qualcuno a cui attribuire la colpa.

Un problema nascosto genera costo. Un problema visibile genera conoscenza. È una differenza culturale enorme.

Sei tappe, un unico percorso

Sarebbe facile raccontare Esperienze Kaizen come una successione di visite prestigiose, ma significherebbe perderne il senso. Le aziende sono le tappe: il vero percorso avviene nella testa di chi partecipa.

Si comincia interrogandosi sul ruolo del leader. Poi si scopre che senza metodo il cambiamento dipende dalle persone giuste e svanisce quando quelle persone cambiano ruolo — e si comprende l'importanza dello standard. Subito dopo ci si accorge che nessuno standard sopravvive senza coinvolgimento, e si incontrano i Kaizen Leader. La prospettiva si allarga alla strategia e ai sistemi complessi, poi torna sul gemba, nella quotidianità, perché qualsiasi strategia alla fine deve sopravvivere al lunedì mattina. Infine si arriva al problema: renderlo visibile, comprenderlo, risolverlo, imparare. E ricominciare.

È un ciclo. Esattamente come il miglioramento continuo.


Il punto non è copiare

C'è poi qualcosa che nessuna slide riesce a riprodurre: entrare fisicamente in un'azienda e accorgersi di dettagli che chi lavora lì ogni giorno considera ormai normali. Perché quella linea è organizzata così. Perché quel KPI è lì e non altrove. Perché un operatore può fermare un processo. Perché una soluzione apparentemente ovvia non è stata adottata.

Esperienze Kaizen nasce precisamente per portare la formazione sul gemba, e i manager-formatori non raccontano casi studiati dall'esterno: condividono esperienze che hanno contribuito a realizzare. Questo cambia la qualità delle domande. Non più "qual è lo strumento giusto?", ma "perché avete scelto proprio questo?", "cosa non ha funzionato all'inizio?", "come avete convinto le persone?", "cosa fareste diversamente oggi?". Ed è spesso nelle risposte a queste domande — fatte di tentativi, resistenze e aggiustamenti — che si trova la parte più preziosa della formazione.

Alla fine di una giornata dentro un'azienda eccellente esiste sempre la tentazione di tornare nella propria e copiare: la stessa lavagna, lo stesso indicatore, lo stesso meeting. Ma una best practice non è una soluzione da fotografare. È una domanda da portarsi a casa: perché quella soluzione funziona lì? Quale problema risolve? Quale principio contiene? Come potrebbe valere in un'organizzazione diversa?

È qui che l'esperienza diventa apprendimento. Non quando torniamo con dieci strumenti da implementare, ma quando torniamo guardando la nostra azienda in modo diverso.

Ed è forse questo il significato più profondo di Kaizen: non una trasformazione spettacolare, non una rivoluzione da annunciare, ma la capacità di costruire giorno dopo giorno un'organizzazione che continua a interrogarsi su come diventare migliore. Una domanda, un problema, un esperimento, uno standard. Un altro problema, un altro passo.

Non sei giornate per imparare la Lean. Sei occasioni per imparare a vedere.

Perché prima di cambiare un processo bisogna riuscire a vedere ciò che oggi non vediamo più. Prima di migliorare le persone bisogna imparare a coinvolgerle. Prima di pretendere risultati bisogna costruire un sistema capace di generarli. E prima di chiedere a un'organizzazione di cambiare, qualcuno deve avere il coraggio di cominciare.
Il resto, come insegna il Kaizen, avviene un passo alla volta.

Il calendario 2026/2027

Ogni sessione si svolge dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:00, ed è preceduta da un webinar introduttivo gratuito di 30 minuti in remoto.


1. Danfoss Power Solutions — Castel San Pietro Terme (BO)

Il leader, il metodo, la standardizzazione

Sessione: venerdì 18 settembre 2026, 10:00–13:00 / 14:00–17:00

Webinar introduttivo gratuito: martedì 8 settembre 2026, 14:00–14:30, in remoto — iscriviti al webinar


2. Steelco — Riese Pio X (TV)

Il ruolo del Kaizen Leader — Lean HR

Sessione: venerdì 9 ottobre 2026, 10:00–13:00 / 14:00–17:00

Webinar introduttivo gratuito: martedì 22 settembre 2026, 14:00–14:30, in remoto — iscriviti al webinar


3. Xylem Service Italia — Montecchio Maggiore (VI)

L'approccio Lean in una multinazionale: Lean Management multi-plant

Sessione: venerdì 30 ottobre 2026, 10:00–13:00 / 14:00–17:00

Webinar introduttivo gratuito: martedì 13 ottobre 2026, 14:00–14:30, in remoto — iscriviti al webinar


4. Mitsubishi Electric Hydronics & IT Cooling Systems — Pieve d'Alpago (BL)

Daily Management: come il leader gestisce la quotidianità in fabbrica

Sessione: venerdì 20 novembre 2026, 10:00–13:00 / 14:00–17:00

Webinar introduttivo gratuito: mercoledì 4 novembre 2026, 14:00–14:30, in remoto — iscriviti al webinar


5. Pagani e Lamborghini — San Cesario sul Panaro (MO) e Sant'Agata Bolognese (BO)

Dall'incertezza alla performance: il Lean Project Management — museum e factory tour

Sessione: giovedì 10 dicembre 2026, 10:00–13:00 / 14:00–17:00

Webinar introduttivo gratuito: martedì 24 novembre 2026, 14:00–14:30, in remoto — iscriviti al webinar


6. MEP — Pergola (PU)

Weak Point Management System: qualità, visual management e punti critici

Sessione: venerdì 29 gennaio 2027, 10:00–13:00 / 14:00–17:00

Webinar introduttivo gratuito: martedì 12 gennaio 2027, 14:00–14:30, in remoto — iscriviti al webinar


Come partecipare


Per iscriversi: 327 190 9404 oppure trainingcenter@leanbet.eu.

Trovi tutto sul sito Leanbet: programma completo, relatori, comitato scientifico e iscrizioni su www.leanbet.eu/esperienze-kaizen.

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