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Il cantiere più inefficiente del pianeta ha un problema di sistema — e il Lean lo conosce bene

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    Leanbet
  • 6 ore fa
  • Tempo di lettura: 8 min

Partiamo dai numeri, perché sono più eloquenti di qualsiasi metafora.

McKinsey, nel suo rapporto aggiornato Construction Productivity: A Path to Growth (2024), certifica quello che gli addetti ai lavori sanno da sempre senza riuscire a dirlo ad alta voce: la produttività del lavoro nelle costruzioni è cresciuta in media dell'1% annuo negli ultimi vent'anni. Il manifatturiero nello stesso periodo: 3,6%. L'economia globale: 2,8%. Il gap accumulato vale 1.600 miliardi di dollari — ovvero quanto il settore avrebbe potuto produrre in più se avesse semplicemente tenuto il passo con il resto dell'industria.

Non si tratta di un problema congiunturale. Non è colpa dei subappalti, né del clima, né della burocrazia italiana (che pure ci mette del suo). È un problema strutturale di come il settore pianifica, coordina e apprende — o meglio, di come non lo fa.

E qui entra il Lean.


Perché le costruzioni sono il caso d'uso più difficile — e più urgente

Chi ha un background manifatturiero, avvicinandosi alla Lean Construction, rischia di commettere un errore di impostazione: applicare direttamente le categorie del TPS a un contesto che ha caratteristiche ontologicamente diverse.

Nel manifatturiero il prodotto si muove, il sistema rimane fermo. In edilizia è il contrario: il prodotto (l'edificio) è fisso, e sono risorse, squadre, materiali e informazioni a dover fluire intorno ad esso. Questo inverte radicalmente la logica del flusso. Non si tratta di bilanciare una linea — si tratta di orchestrare un sistema multi-agente, con decine di interfacce tra specializzazioni diverse, in un ambiente fisico che cambia ogni giorno.

A questo si aggiunge la frammentazione strutturale del settore. In Italia — ma il dato è rappresentativo dell'intera industria europea — secondo ANCE il 94% delle imprese edili ha meno di 10 addetti e quasi il 90% dichiara un fatturato inferiore ai 500mila euro. Si tratta di un tessuto produttivo dominato dalla micro-impresa, dove la standardizzazione dei processi e la capitalizzazione dell'apprendimento tra commesse sono praticamente assenti.

Il risultato è prevedibile: ogni cantiere riparte da zero. Gli errori si ripetono. Le soluzioni brillanti trovate da un capo squadra scompaiono con lui quando cambia appalto.


Il problema non è la tecnica: è la variabilità non governata

Koskela, uno dei padri fondatori della Lean Construction, ha identificato già negli anni '90 la radice del problema: il modello di gestione dei progetti edilizi tratta la produzione come se fosse deterministicamente pianificabile, ignorando sistematicamente la variabilità insita nel processo.

Un programma Gantt standard presuppone che ogni attività avrà la durata stimata, che i predecessori saranno completati in tempo e che le risorse saranno disponibili come pianificato. Nella realtà di cantiere, nessuna di queste tre ipotesi è affidabile. La variabilità — nei tempi di consegna, nella qualità dei materiali, nella disponibilità della manodopera, nelle condizioni meteo, nelle decisioni della direzione lavori — non è un'eccezione: è la norma.

La risposta del sistema tradizionale alla variabilità è il buffer: buffer di tempo (si pianifica un margine "per sicurezza"), buffer di risorse (si tiene personale in standby) e buffer di materiali (si consegna tutto all'inizio del cantiere per non rischiare mancanze). Ma i buffer hanno un costo. E soprattutto, mascherano il problema invece di risolverlo.

Il Lean affronta la variabilità in modo opposto: la rende visibile, la misura e la riduce sistematicamente, invece di nasconderla dentro margini generosi che poi vengono comunque bruciati.


Il Last Planner® System: un sistema di misura prima ancora che di pianificazione


Lo strumento operativo più rilevante della Lean Construction è il Last Planner® System (LPS), sviluppato da Glenn Ballard e Greg Howell a partire dagli anni '90 e oggi adottato su commesse complesse in tutto il mondo.

Il nome è già un programma: il "last planner" è l'ultimo pianificatore nella catena gerarchica — il caposquadra, il capocantiere, il responsabile della subimpresa. Chi, cioè, ha la conoscenza più accurata delle condizioni reali di produzione. Il LPS sposta la pianificazione operativa verso chi può realmente formulare impegni affidabili, invece di lasciare che i piani vengano costruiti da chi sta lontano dal cantiere.

Il sistema articola la pianificazione su tre orizzonti che si integrano:


  1. Piano di fase (Phase Scheduling) — La pianificazione collaborativa a ritroso a partire dalle milestone. I responsabili delle diverse specializzazioni definiscono insieme la sequenza, identificando dipendenze e vincoli prima che diventino problemi.

  2. Lookahead Planning — La finestra delle 3-6 settimane successive. Qui si lavora sull'identificazione e rimozione sistematica dei vincoli (constraint removal): permessi non ancora arrivati, materiali non ancora ordinati, informazioni mancanti, interferenze tra squadre. L'obiettivo è fare arrivare le attività alla settimana operativa già "pronte" — sound, in gergo LPS.

  3. Weekly Work Plan — L'impegno settimanale. Non una previsione, ma una promessa: "questa attività la faccio, perché ho verificato che ho tutto il necessario." Il risultato viene misurato con il Percent Plan Complete (PPC) — la percentuale di attività completate rispetto a quelle pianificate nella settimana.


Il PPC è il numero più onesto che il LPS produce. Ballard, nel suo studio fondativo (2000), ha documentato che i cantieri tradizionali operano a un PPC effettivo intorno al 50-55%: metà di quello che viene pianificato settimana per settimana, di fatto, non avviene. Uno studio cileno su 25 progetti (Lagos & Alarcón, 2020, IGLC) ha poi mostrato che i progetti di successo presentano non solo valori di PPC statisticamente più alti fin dalle prime settimane, ma anche una variabilità inferiore — il che suggerisce che la affidabilità della pianificazione è un predittore precoce del risultato complessivo del progetto, non solo una misura di performance intermedia.

Il PPC non è un voto. È uno strumento diagnostico. Quando scende — e all'inizio scende sempre — la domanda non è "di chi è la colpa?" ma: qual è la causa? Il vincolo non era stato identificato? L'attività non era stata resa ready? C'era un'interferenza non anticipata? La raccolta sistematica delle Reasons for Non-Compliance (RNC) trasforma ogni deviazione in informazione utile per il ciclo successivo.


Il problema della scala: cosa succede quando il PPC aumenta

Un aspetto che la letteratura tecnica affronta con più onestà rispetto alla divulgazione è il seguente: il PPC misura l'affidabilità del piano settimanale, non necessariamente il progresso del progetto. Ballard stesso, nel benchmark del Project Production Systems Laboratory di Berkeley (2016), segnala che è possibile avere PPC alto e progetto comunque in ritardo — se le attività vengono selezionate per essere facilmente completabili invece che per essere quelle strategicamente necessarie.

Questo ha portato allo sviluppo di metriche complementari: Task Anticipated (TA) — quante delle attività della settimana erano già visibili nel lookahead due settimane prima — e Task Made Ready (TMR) — quante attività erano state effettivamente preparate (vincoli rimossi) prima di entrare nel piano settimanale. La correlazione tra TMR e PPC è robusta: fare il lavoro di preparazione a monte riduce la variabilità a valle.

L'implicazione operativa è importante: il valore del LPS non sta nel meccanismo della riunione settimanale in sé, ma nella disciplina del lookahead. La riunione è il momento di verifica. Il valore viene creato nelle settimane precedenti, quando qualcuno ha il compito esplicito di anticipare i vincoli invece di aspettare che diventino problemi urgenti.


Il contesto italiano: margini compressi, frammentazione e pressione sul tempo

Per chi lavora nel mercato italiano delle costruzioni, il quadro è noto ma vale la pena contestualizzarlo con i dati più recenti.

Dopo il biennio eccezionale 2021-2022 (trainato da Superbonus e PNRR), il settore ha subito una contrazione significativa: ANCE stima per il 2024 un calo degli investimenti in abitazioni del -19,8% in termini reali, con il comparto della manutenzione straordinaria in caduta libera (-27%) dopo la fine della cessione del credito. Le previsioni per il 2025 indicano ulteriori difficoltà, con una possibile ripresa sostenuta dal PNRR a partire dal 2026.

In questo contesto — margini ridotti, pressione sui costi, carenza di manodopera qualificata (il 69,9% delle assunzioni previste nel settore risulta di difficile reperimento, secondo Confartigianato) — la domanda non è se le imprese possono permettersi di investire in metodologie di miglioramento. La domanda è se possono permettersi di non farlo.

McKinsey, nel rapporto 2024, proietta un fabbisogno costruttivo globale da 13 a 22 trilioni di dollari entro il 2040 — ma avverte che non ci sono evidenze che il mercato del lavoro possa coprire quella domanda con i metodi attuali. Fare di più con le stesse risorse non è un obiettivo strategico astratto: è una necessità strutturale del settore nei prossimi dieci anni.


Cosa serve davvero per implementare il LPS in una PMI edile

La letteratura è abbondante sulle grandi commesse. Meno su quello che funziona per un'impresa di medie dimensioni con tre cantieri attivi contemporaneamente e un ufficio tecnico di quattro persone.

Alcune indicazioni operative, derivate dall'esperienza di implementazione sul campo:


Il vincolo principale non è la formazione tecnica. I concetti del LPS sono accessibili. La barriera è culturale: la pianificazione partecipativa richiede che i capi squadra assumano impegni espliciti e misurino il proprio tasso di completamento — e questo cambia la dinamica di potere rispetto a un sistema dove il piano lo fa "il direttore" e il cantiere lo esegue come può.


Il formato conta. Un lookahead su un foglio Excel che nessuno aggiorna vale meno di una lavagna fisica in cantiere che viene aggiornata ogni lunedì mattina da chi ci lavora. La gestione visiva non è un'opzione estetica — è parte del meccanismo che rende visibili i vincoli.


Il PPC iniziale sarà basso, e va bene così. Un cantiere che parte con un PPC del 50% e lo porta all'80% in tre mesi sta imparando. Un cantiere che dichiara 90% dalla prima settimana probabilmente sta selezionando le attività per far sembrare il numero buono. La misura onesta è il punto di partenza, non un problema da nascondere.


La rimozione dei vincoli precede l'esecuzione. Il lookahead non è un esercizio burocratico: è il momento in cui qualcuno ha il compito esplicito di chiamare il fornitore, verificare il permesso, coordinare l'accesso. Se non c'è una persona con quel compito e con quel tempo, il sistema non funziona.


Una riflessione finale sulla produttività come scelta strategica

Il settore delle costruzioni italiano è al bivio che molti manifatturieri hanno affrontato tra gli anni '80 e i '90: continuare a competere sul prezzo in un mercato compresso, o costruire un vantaggio operativo che renda sostenibile il margine anche in condizioni di mercato difficili.


Il Lean non è una garanzia di risultato. Ma è un sistema di pensiero che rende visibile quello che non funziona — e questo, in un settore dove il 50% della pianificazione settimanale si dissolve nella realtà del cantiere senza che nessuno lo misuri sistematicamente, è già un cambiamento radicale.

La produttività non migliora per decreto. Migliora quando chi fa il lavoro ha gli strumenti per vedere i propri processi, misurare la propria affidabilità e imparare da ogni ciclo. Il Last Planner® System è, in fondo, esattamente questo: un sistema per smettere di fare gli stessi errori due volte — in cantiere come in fabbrica.


💡 Lean Tip — Operativo Prima di introdurre qualsiasi strumento, misurate il vostro PPC attuale. Prendete le attività pianificate per la settimana (quelle concordate in riunione, non quelle scritte sul Gantt) e verificate quante vengono effettivamente completate. Nella maggior parte dei cantieri tradizionali, il numero è tra il 45% e il 60%. Quel numero non è un giudizio: è il vostro punto di partenza reale. Senza di esso, qualsiasi miglioramento è invisibile.


💡 Lean Tip — Office e Direzione Lavori Anche il flusso informativo è un flusso di valore — e anche lì ci sono vincoli. Provate a mappare quante revisioni subisce una tavola prima dell'approvazione definitiva, e quante volte un'informazione viene richiesta più di una volta perché si era persa. Il costo della rilavorazione progettuale non finisce sulla contabilità di cantiere, ma alla fine pesa quanto un ritardo in produzione.


Leanbet affianca aziende del settore costruzioni nell'avvio di percorsi strutturati di Lean Construction, dalla formazione operativa all'accompagnamento nell'implementazione del Last Planner® System.

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