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Leanbet People : Ascoltare le domande per trovare – insieme – le risposte

Matteo è un ingegnere meccanico che è passato dagli studi universitari all’attività di consulenza. Un percorso insolito, che professionalmente lo sta arricchendo moltissimo, permettendogli di sviluppare quello sguardo ampio, capace di abbracciare l’azienda nella sua interezza, fondamentale per chi si occupa di consulenza manageriale. L’unica altra esperienza lavorativa, fatta durante gli studi, gli ha permesso di capire che, dopo la laurea magistrale, avrebbe lavorato con le persone.






Sei un ingegnere meccanico, Matteo, ma quella in Leanbet non è la tua prima esperienza lavorativa, giusto?


Esatto. Mi sono laureato in ingegneria meccanica e, tra la triennale e la magistrale, avevo già lavorato in ambito biomeccanico supervisionando una ricerca su arti protesici biomeccanici a basso costo. Sono stati mesi molto belli e molto impegnativi, che mi hanno messo davanti a una miriade di problematiche reali e – soprattutto – alla sofferenza di coloro che avevano subito un’amputazione. La sfida era aiutarle a tornare a compiere gesti che non sembravano più possibili per loro, ma è una sfida che non si può vincere sempre: ho dovuto fare i conti con l’impossibilità di aiutare tutti. È stato così che ho capito che dopo la laurea mi sarebbe piaciuto lavorare a contatto con le persone.


Di cosa ti occupi all’interno del team Leanbet?


Mi occupo di consulenza in Lean Thinking e in Lean Production, temi sui quali faccio anche formazione. La mia attività didattica verte anche su molti temi tecnici (come il disegno industriale e la progettazione CAD), sia all’interno delle aziende che negli ITS coi quali Leanbet collabora. Per le aziende mi occupo di pianificazione delle attività, inclusa la gestione dei team, dei macchinari, delle scorte, dei fuori standard operativi e dei costi. Il tutto in ottica Lean, ovviamente, iniziando col mappare i flussi produttivi e razionalizzando i processi, e mirando alla standardizzazione. Si tratta sia di attività ad ampio spettro che di interventi più focalizzati, mi portano a confrontarmi coi team aziendali più legati alla produzione, dai responsabili agli operatori di linea.


Ti sei fatto un’idea di cosa potrebbe funzionare meglio all’interno delle aziende che hai conosciuto?


Ho notato che le persone cercano dal consulente di turno risposte pronte all’uso per i problemi della loro azienda o del loro reparto. Spesso non sono consapevoli di possedere già le risposte alle domande che ci pongono. Forse non sono abituate a vedere realizzate le loro idee, forse nessuno ascolta le loro proposte o le loro intuizioni. E i motivi possono essere i più vari: per inerzia, per mancanza di tempo, per supponenza o semplice paura del cambiamento. È per questo che, per prima cosa, noi consulenti dobbiamo investire tempo nell’ascolto e nell’affiancamento di queste persone, per far emergere queste idee latenti. Come consulenti a volte rappresentiamo quel surplus di spazio-tempo che dà alle persone e alle aziende la possibilità di guardarsi allo specchio e spendere le proprie idee, mettendole finalmente alla prova.


In cosa consiste il tuo intervento? Secondo quali metodologie operi e con quali modalità?


Mi aggancio a quanto ho appena detto. Il metodo Leanbet parte dall’ascolto delle persone: è questa la base di ogni consulenza davvero mirata e realmente efficace. Lavorando su tanti settori non possiamo conoscerli tutti; prima di tutto dobbiamo imparare, guardandoci attorno e ascoltando. Questo pone le basi per una relazione proficua ed equilibrata, nella quale ci si aiuta reciprocamente… ad aiutarsi. L’ascolto empatico ci permette di lavorare insieme, coinvolgendo le persone e facendo emergere problematiche e opportunità. E, in ultima analisi, le risposte, che non sono mai calate dall’alto ma sempre trovate insieme.


Qual è l’aspetto che preferisci del tuo lavoro?


Sono due. Il primo è constatare la soddisfazione dei clienti quando vedono che un miglioramento pensato e costruito insieme sta prendendo forma. Allora sono sicuro che quel cambiamento durerà, e saprà generarne altri. Il secondo è che ogni giorno mi trovo a dovermi confrontare con aziende molto diverse tra loro. Questo mi forma, mi fa crescere, mi arricchisce sempre più, anche su aspetti molto pratici, o molto tecnici.


Di cosa un’azienda non può fare a meno per affrontare con successo le sfide del prossimo decennio?


Sicuramente le aziende dovrebbero dimostrare più attenzione per l’ambiente e per i temi legati alla sostenibilità. Il greenwashing ha fatto il suo tempo; ora servono scelte concrete e coraggiose, percorsi di sostenibilità che il mercato possa apprezzare e premiare. Le aziende devono, inoltre, perseguire l’omni-canalità, una strategia che mostra l’azienda coerente sotto tutti i punti di vista. Negli ultimi anni i punti di contatto col cliente si sono moltiplicati e l’azienda deve presentarsi in modo univoco, altrimenti rischia una sorta di schizofrenia comunicativa che disorienta il cliente e ne frustra le aspettative.


Perché lavorare in Leanbet? Cosa offre?


Semplice: sfide sempre nuove, che mi costringono a restare aggiornato e a mettermi in gioco. Leanbet valorizza molto la persona: sono libero di dire la mia opinione, di fare proposte formative, di suggerire idee. Al contempo sto maturando esperienze importanti e stabilendo contatti stimolanti.


Perché un laureando dovrebbe prendere in considerazione l’idea di collaborare con Leanbet?


Per accettare sfide importanti, per osare. Per uscire dalla propria comfort zone. Professionalmente sto crescendo molto, e molto in fretta, e mi rendo conto che riesco a dare sempre di più.


Ti sei fatto un’idea di cosa le aziende apprezzano di Leanbet?


Credo che apprezzino il fatto che non ci limitiamo a fare solo ciò che ci viene chiesto ma molto di più. Interveniamo sempre con sguardo ampio, abbracciando tutto l’orizzonte aziendale. Questo spesso ci permette di cogliere esigenze inespresse, soffocate dall’operatività quotidiana.





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